ciao, duemilaenove, ciao

Notare come webzine, magazine, pseudo-critici, fanta-commentatori, il droghiere in fondo alla via, tutti si stiano dando al decalogo selvaggio, ha messo prurito anche a me. Compilo dunque qui la classifica di quel che salviamo della discografia anche questa volta. Operazione inutile, chiaro, di cui si fotte pure il succitato droghiere all’angolo. Ma che fa posare sul cuscino una coscienza infinitamente più rilassata. Abbiamo fatto il nostro piccolo dovere. Abbiamo alzato la paletta dei voti perchè ci piace fare i giudici. Ora possiamo dormire.
L’anno sta volgendo al suo sospirato termine.
Addio Duemilaenove, ostile e corrosivo, anno che tornerà alla memoria per una serie d’infauste motivazioni.
Due incidenti su mezzi di trasporto, la Punto dal carrozziere che sventola relativa tariffa sorridendo a trentadue denti, una separazione, plurime prese per il culo, una rinuncia, diverse condoglianze ed una spina staccata.
Eppure, tu, Duemilaenove, hai dato alla luce dieci dischi che forse ricorderemo. Il resto è facilmente accantonabile.
Di questo, grazie.
Per il resto, sei stato un anno di merda.
Ti ringrazio anche per quella notte d’estate in cui conobbi il possibile futuro padre dei miei figli ma fui così ebbra e dilaniata da non sapergli affibiare un volto il mattino seguente, né ricordare quel che mi disse, o gli dissi.
Grazie di cuore.

Dieci album da salvare nell’ a.d 2009:

10. the dutchess and the duke – sunrise/sunset
secondo LP del duo di Seattle, in perenne bilico fra calore ed ombre, sapori western e ballate malinconiche. dieci assaggi di folk ben confezionato che, senza cadere nella tentazione del banale omaggio, si fanno cantare.
Must: Hands

09. the rakes – klang
quando si dice: “fare la cazzata”. giunto al terzo album, il quartetto londinese ha ben pensato di interrompere il tour per sfaldarsi. proprio quando era riuscito a completare un’opera senza falle o sgambetti particolarmente lampanti, a differenza delle prove precedenti, le quali hanno peccato d’incongruenza. al picco della maturità artistica, subentra la deficienza emozionale
Must: Shackleton – The final hill

08. alberta cross – broken side of time
ci si divide tra robuste ballate e brani energici ma la sensazione è sempre quella della descrizione di uno sfacelo. nulla di nuovo, è solo rock. eppure, in questi volubili tempi multiformi in cui non si sa più che inventare per stupire l’auditorium, tornare alle origini, e farlo bene, è confortante. un debutto promettente.
Must: Broken side of time – Leave us and forgive us

07. telefon tel aviv – immolate yourself
conferma di come quest’anno non sia stato disgraziato solo per me: esce l’album, muore Charlie Cooper. ovvero uno dei due fondatori del gruppo. resta il testamento d’una concezione dell’elettronica accessibile ma colta, concretizzatasi in un’ariosa opera d’electro-pop, in cui i rimandi ambient non fanno che impreziosirne l’intelaiatura.
Must: Helen of troy

06. bat for lashes – two suns
natasha khan è una creatura eterea, poliforme, multistrumentista che, fino al 2006, faceva la maestra d’asilo ma che oggi fortunatamente ci regala il suo cantautorato con cui, mescolando synth, piano, indie e pop, arriva a livelli d’innovazione davvero ragguardevoli.
Must: Daniel – Siren song

05. kasabian – west ryder pauper lunatic asylum
ritorno in grande stile per Tom Meighan e soci. meno synth e più distorsione, rispetto ai precedenti due album, per dodici tracce dall’impianto solido e ben strutturato. viene accantonata la fusione sperimentalista a favore d’un gusto blues, quasi retrò. forse il picco più alto marcato fin ora, forse no. resta il fatto che da qui non si può che procedere in crescendo.
Must: Vlad the impaler

04. the xx – xx
sono stati incensati, osannati, adulati con toni talmente dorati da poter stancare. in qualche caso si è rischiato il diabete. ed invece no, risottolineo il concetto. saranno giovani e scaraventati in pasto ai lupi ma un’opera prima così merita ammirazione. candore, vocalità pulita, retroterra dark in connubio con un minimalismo strumentale, che ha dimostrato essere la miglior via per l’efficacia comunicativa. bisogna ammetterlo.
Must: Crystalised – Infinity

03. hot gossip – you look faster when you are young
sapere che in Italia esiston band del genere è motivo di sollievo, gaudio e fierezza. poi, subentra l’incazzatura. perchè ci perdiamo in isterismi, esterofilia, anziché apprezzare quel che di sano si ha sotto casa. secondo LP per il trio capitanato da Giulio Calvino,  fra indie e garage con reminescenze 60s. ed è davvero ben fatto.
Must: And again – You better know

02. white lies – to lose my life
sì, loro. han diviso la critica a metà. se ne son dette talmente tante da far risultare ogni altra parola inutile. a me, piacciono. e li piazzo qui. punto
Must: Nothing to give

01. AA.VV – dark was the night
Grizzly Bear, Cat Power, Sufjan Stevens, The National, Feist, Arcade Fire, Yeasayer, fra gli altri. 31 brani per un doppio cd di duetti, cover di classici e brani originali, all’insegna del folk-blues. brava gente che fa cose belle e pure buone, dal momento che alle spalle c’è una nobile causa benefica. poteva essere un irreprensibile regalo di Natale. invece è diventato una raccolta perfetta. per palati fini.
Must: So far around the bend

 

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